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Opera d'arte L'Imperatore Federico Barbarossa, durante il lungo assedio di Alessandria, avendo tentato d'impadronirsi per sorpresa della città, ne viene cacciato dal popolo (1174) di Arienti Carlo (1801/ 1878), a Torino

L'opera d'arte L'Imperatore Federico Barbarossa, durante il lungo assedio di Alessandria, avendo tentato d'impadronirsi per sorpresa della città, ne viene cacciato dal popolo (1174) di Arienti Carlo (1801/ 1878), - codice 01 00207756 di Arienti Carlo (1801/ 1878), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, Palazzo Chiablese, NR (recupero pregresso), Piano primo, salone Alfieri (Maura), parete nord
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bene culturaledipinto, opera isolata
titoloL'Imperatore Federico Barbarossa, durante il lungo assedio di Alessandria, avendo tentato d'impadronirsi per sorpresa della città, ne viene cacciato dal popolo (1174)
soggettoFederico Barbarossa cacciato da Alessandria
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00207756
localizzazioneItalia, Piemonte, TO, TorinoNR (recupero pregresso)
contenitorepalazzo, Palazzo Chiablese, NR (recupero pregresso), Piano primo, salone Alfieri (Maura), parete nord
datazionesec. XIX metà; 1851 - 1851 [documentazione; data bibliografia]
autoreArienti Carlo (1801/ 1878),
materia tecnicatela/ pittura a olio
misurealt. 3100, largh. 5100,
condizione giuridicaproprietà Stato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
dati analiticiIl dipinto, privo di cornice, raffigura un combattimento tra numerose figure a piedi e alcuni cavalieri sul sagrato di una chiesa di Alessandria. Sul muro d'ingresso dell'edificio una lapide reca l'iscrizione: "VIRGINI - MATRI/ ROBERATANI/ DICAVERUNT". L'episodio illustrato è la cacciata dell'imperatore Federico Barbarossa, ritratto su cavallo bianco con in mano la spada sguainata, da parte dei cittadini di Alessadria, armati di spade e pietre. Tra questi appare anche il pittore, riconoscibile nell'uomo raffigurato in basso con barba e copricapo simile al cappello frigio, chinato a raccogliere pietre. In due scudi sono visibili decori che richiamano la simbologia araldica: la croce sabauda in basso a sinistra e l'aquila imperiale in quello sorretto da querriero al centro.Personaggi: Federico Barbarossa. Figure: uomini; donne; fanciulli. Abbigliamento. Architetture. Paesaggi. Animali: cavalli. Vegetali.
notizie storico-criticheIl dipinto, registrato senza la "ricca cornice sculturata e dorata" nell'inventario del 1966 nel "Salotto tra la Sala Caffè e la Galleria del Daniele", in origine era collocato nella sala dei Paggi. Le quattro parti della cornice originaria sono state smontate in epoca imprecisata e nel 2002 si trovavano in due diversi locali di deposito: due pezzi in un andito con accesso dal salotto di passaggio tra Galleria del Daniel e Sala del Caffè al primo piano e due in un corridoio retrostante le sale dell'Appartamento di Madama Felicita al piano terreno. Nel 1858 Clemente Rovere descrive il dipinto nella sala dei Paggi, con il titolo di: "L'Imperatore Federico Barbarossa, durante il lungo assedio di Alessandria, avendo tentato d'impadronirsi per sorpresa della città, ne viene cacciato dal popolo (epoca 1174)". Era ritenuto "uno dei più notevoli capolavori della moderna pittura che adornino la Reggia, ove gli amatori delle belle arti lodano l'ottimo buon gusto della composizione, la viva espressione e la naturale movenza delle figure, e l'eccellente forza del colorito" (cfr. C. Rovere, "Descrizione del Reale Palazzo di Torino", Torino 1858, p. 119). Il dipinto, collocato contemporaneamente a quello di Hayez nella Sala dei Paggi, "rispondeva meglio alle istanze retoriche di una pittura come manifesto politico che ormai subentrava, con la sua gestualità e la sua foga cromatica, ai rigidi protocolli di quella dinastica..." (cfr. F. Mazzocca, "Il modello accademico e la pittura di storia", in E. Castelnuovo (a cura di), "La pittura in Italia. L'Ottocento", Milano 1991, v. II p. 615). L'opera ha infatti un forte valore ideologico, espresso dall'episodio storico in sè e dalla presenza dell'autoritratto dell'autore nei panni dell'eroe alessandrino Galiando Aulari mentre si accinge a raccogliere e scagliare pietre contro l'imperatore straniero. Commissionato da Carlo Alberto nel 1848, fu ultimato nel 1851 e saldato con pagamenti scalati fino al '53 per un ammontare complessivo di lire 22.000 (cfr. banca dati DOCUMENTI relativa al progetto "Studi e ricerche sul Palazzo Reale di Torino" schede n.i 126901, 141711 e 126870 di Paola Manchinu e n. 141819 di Paola Traversi). Attento alle vicende storico-politiche del tempo, Arienti fu animato da una vera passione per la vita politica, come spesso ricordato dalla bibliografia storica, a cominciare dal biografo Cesare Masini nella "Vita del commendatore Carlo Arienti pittore storico di S.M. il Re d'Italia". L'impegno patriottico sfociò nell'adesione alla Società Nazionale Italiana fondata da Daniele Manin, che aveva come obiettivo l'indipendenza e l'unificazione d'Italia sotto Casa Savoia, e in gesti generosi come il dono della tela "La Lombardia che implora soccorso dal Piemonte", la cui vendita contribuì all'acquisto di fucili per le guerre d'indipendenza, o la personale istituzione di un premio di 300 lire per l'allievo che avesse ottenuto in battaglia la medaglia al valor militare.La tela fu esposta alla mostra "Cultura figurativa e architettonica negli stati del Re di Sardegna 1773-1861" del 1980 (cfr. voce biografica in E. Castelnuovo-M. Rosci, a cura di, "Cultura figurativa e architettonica negli stati del Re di Sardegna 1773-1861", catalogo della mostra, Torino 1980, v. III pp. 1390-1391 di Mazzocca F. e v. I p. 437 cat. n. 410 di Mazzocca F.). Carlo Arienti (Arcore (MI) 21 luglio 1801 - Bologna 22 marzo 1873), dopo alcuni anni di studio da autodidatta a Mantova, seguì a Milano i corsi di Sabatelli e Pacetti all'Accademia di Brera e partecipò alle esposizioni del 1823 e del '24. Nel 1824 partì per un soggiorno a Roma di circa quattro anni per poi tornare a Milano, dove risulta tra gli espositori alle mostre di Brera dal 1829 al 1840. Subentrato a Sabatelli nell'insegnamento, nel 1838 eseguì - insieme a giovani artisti dell'Accademia - le tele rappresentanti i fasti civili di Ferdinando I d'Asburgo a Milano e nelle Province Lombarde per la Sala delle Cariatidi in Palazzo Reale. Nel 1843 fu chiamato ad occupare la cattedra di pittura all'Accademia di Torino sull'onda del successo della tela rappresentante "Amedeo VIII nell'atto di far vedere alla principessa Maria sua figlia la lettera che il Duca di Milano gli inviava domandandola in isposa (1427)", realizzata nel '41, acquistata dal sovrano per la Sala del caffè a Palazzo Reale (oggi a Superga) e esposta alla Società Promotrice di Belle Arti nel 1850. Nel 1859 lasciò Torino per andare a dirigere l'Accademia di Belle Arti di Bologna (cfr. Piergiorgio Dragone "Pittori dell'Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1830-1865", Torino 2001, pp. 168, 302; Giuseppe Luigi Marini, "Il valore dei dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento", XIX edizione 2001-2002, Torino 2001, p. 54).Prosegue in Osservazioni:
altra localizzazioneluogo di provenienza: Piemonte, TO, Torino
committenzaSavoia Carlo Alberto di re (1848)
bibliografiaRovere C.( 1858)p. 119; Castelnuovo E./ Rosci M.( 1980)vol. I p. 437 cat. n. 410 di Mazzocca F.; Castelnuovo E./ Rosci M.( 1980)vol. III pp. 1390-1391 di Mazzocca F.; Pittura Italia( 1991)vol. II p. 615 di Mazzocca F.; Dragone P.( 2001)pp. 168; 302; Marin
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
indirizzoNR (recupero pregresso)
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Traversi P.; Funzionario responsabile: Astrua P.; Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Pivotto P. (2007), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione2004
anno modifica2007
latitudine45.071707
longitudine7.678011

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