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Opera d'arte Madonna con Bambino di Viti Timoteo (1469/ 1523), a Torino

L'opera d'arte Madonna con Bambino di Viti Timoteo (1469/ 1523), - codice 01 00350932 di Viti Timoteo (1469/ 1523), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, Palazzo Reale, Manica Nuova, via XX Settembre, 86, Galleria Sabauda
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto, opera isolata
soggettoMadonna con Bambino
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00350932
localizzazioneITALIA, Piemonte, TO, Torinovia XX Settembre, 86
contenitorepalazzo, Palazzo Reale, Manica Nuova, via XX Settembre, 86, Galleria Sabauda
datazionesec. XVI primo quarto; 1519 - 1519 [data]
autoreViti Timoteo (1469/ 1523),
materia tecnicatavola/ pittura a tempera
misurecm, alt. 62, largh. 47, prof. 1,
condizione giuridicaproprietà Stato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
dati analiticiDIPINTO: parchettatura rigida con 10 traverse verticali incollate e 16 in plexiglass; asse assottigliato; CORNICE: del XIX secolo; dorata e intagliate con fiori e motivi di conchiglie; dipinto in rosso sul retro. Telaio con incastro angolare a 90°con rinforzo metallico sull'angolo dx in basso; inserimento del dipinto con elementi metallici e spessori lignei.SOGGETTI SACRI. PERSONAGGI: Madonna; Gesù Bambino. ATTRIBUTI: aureola; (Gesù Bambino) pomo; (Madonna) manto blu, veste rossa. PAESAGGIO
notizie storico-criticheIl dipinto reca una scritta che riferisce l'opera a Timoteo Viti e la data al 1519. Baudi di Vesme (1899) ricorda che il quadro, proveniente da Bologna, fu acquistato nel 1883 a Roma dal signor Maldura. Fin dall'inizio si sospettò che la firma di Timoteo Viti iscritta nel margine destro del dipinto fosse apocrifa. Giovanni Morelli, sotto lo pseudonimo di Lermolieff (1890 e 1893), ha attribuito il dipinto a un "mediocre scolaro di Perugino". Secondo il Venturi (1914), l'opera torinese è una replica del dipinto del Viti della collezione Heugel di Parigi, mentre per Berenson (1909) è da riferirsi sia pur dubitativamente a Matteo Balducci. Le pubblicazioni relative alla Galleria Sabauda nel corso dei decenni hanno continuato ad attribuire la tavola a Timoteo Viti. Federico Zeri (1973) lo ha accostato al cosiddetto Maestro della Sacra Conversazione Setmani, artista probabilmente bolognese il cui corpus dimostra interessi per artisti lombardi quali Pseudo Bramantino e Boltraffio. Lo studioso identifica l'anonimo maestro con fra' Antonio da Bologna, pittore ricordato da Vasari ('Le vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architettori', Firenze, 1568, ed. a cura di Gaetano Milanesi, Firenze, Giunti, 1878-1885, vol. VI, 1881, p. 473), presente a Napoli nel 1511, quando prende i voti, e autore degli affreschi della cappella di Santa Scolastica a Monte Oliveto Maggiore. Diversamente Andrea Ugolini (1994) ha proposto una rilettura dell'opera torinese in direzione del pittore bolognese Antonio Rimpatta, formatosi in ambiente emiliano e venuto in contatto con opere umbro-romane (Pinturicchio, Perugino, Antoniazzo Romano). Ugolini ritiene che la figura del Rimpatta sia coincidente con quella di Antonio da Bologna e quella del Maestro della Sacra Conversazione Setmani, opinione avanzata la prima volta da Anchise Tempestini ('Antonio da Bologna, uno e due?', in "Mitteilungen des Kunsthistorischen Institut", XXV, 1981, 3, pp. 341-354). In realtà la questione risulta ancora molto complessa (si veda per un riassunto della bibliografia Mosso, Valerio, 'Intorno ad Antonio Rimpatta: un rebus di primo Cinquecento', in "Intrecci d'arte", I, 2012: http://intreccidarte.unibo.it/article/view/2651 ). Per parte sua Emilio Negro (in Negro, Roio 1998) ritiene che certe affinità con l'opera del Rimpatta riscontrabili nel dipinto della Sabauda sono spiegabili col fatto che sia il Viti che il Rimpatta si siano formati alla scuola di Francesco Francia, con esiti però molto diversi, soprattutto per l'influenza che Raffaello ebbe sulla pittura del Viti. Inoltre secondo Emilio Negro, non ci sono motivi validi per credere false la data e la firma presenti sulla tavola torinese, che è da ricondurre all'autografia del Viti, con "una sottile vena di raffaellismo elegiaco". La data 1519 iscritta sul dipinto permette di accostare il dipinto alla pala con l' 'L'Annunciazione' oggi a Brera (inv. 135), opera tarda del Francia in cui si notano somiglianze nel modo di rendere la chiarezza atmosferica del cielo e la precisione dello sfondo, oltre che nella figura del Gesù Bambino presente in entrambe le opere.
altra localizzazioneluogo di deposito: ITALIA, Piemonte, TO, Torino
altre attribuzioniscuola di PeruginoBalducci, MatteoRimpatta, Antonio
bibliografiaGamba, F.( 1884)p. 39; Lermolieff, Ivan [Morelli, Giovanni]( 1890-1893)v. I-3 (1890) p. 33; Lermolieff, Ivan [Morelli, Giovanni]( 1890-1893)v. III-3 (1893) p. 237; Jacobsen, Emil( 1897)p. 132; [Baudi di Vesme, Alessandro]( 1899)p. 59; [Baudi di Vesme, Ale
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
indirizzovia XX Settembre, 86
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Capretti, Elena; ; Funzionario responsabile: Referente scientifico: Gabrielli, EdithCaldera, Massimiliano
anno creazione2012
latitudine45.073139
longitudine7.684548

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