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Opera d'arte busto ritratto di don Giuseppe Galvagna di Argenti Giuseppe (1810/ 1876), a Novara

L'opera d'arte busto ritratto di don Giuseppe Galvagna di Argenti Giuseppe (1810/ 1876), - codice 01 00039413 di Argenti Giuseppe (1810/ 1876), si trova nel comune di Novara, capoluogo dell'omonima provincia
immagine - immagine non disponibile -
bene culturalescultura, opera isolata
soggettobusto ritratto di don Giuseppe Galvagna
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00039413
localizzazioneItalia, Piemonte, NO, Novara
datazionesec. XIX metà; 1852 - 1852 [bibliografia]
autoreArgenti Giuseppe (1810/ 1876),
materia tecnicamarmo di Carrara/ scultura
misurecm., alt. 90, largh. 57, prof. 30,
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico territoriale
dati analiticiIl busto della benefattore è collocato nel secondo intercolumnio del lato nord. Sopra la lapide decorata da cornicette e baccellature è una specchiatura marmorea impreziosita da due rosette laterali che rilega la mensola su cui è appoggiato il busto ricordo definendo un insieme unitario. L'immagine del sacerdote è costruita con un modellato secco e incisivo sia nella definizione delle caratteristiche somatiche sia nei particolari dell'abbigliamento completato da un mantello con pesanti panneggi, La scultura definita solo anteriormente è caratterizzata da un forte chiaroscuro che si accentua nella zona degli occhi, della bocca e che rende ancor più severa ed imponente l'espressione del benefattore.Soggetti profani. Personaggi: Giuseppe Galvagna. Abbigliamento.
notizie storico-criticheIl busto ricordo è eretto al sacerdote don Giuseppe Galvagna dall'Amministrazione ospedaliera in adempimento alla delibera del 18-05-1848. Egli infatti lasciò al Pio Ente novarese una rendita netta attiva di £ 277296,88 gravata però dal peso di dover ricoverare tutti gli ammalati della parrocchia di Vespolate, suo borgo natale (cfr. G. B. MORANDI, S. FERRARA, L'Ospedale Maggiore della Carità di Novara. Memorie Storiche, Novara 1907, p. 101). Entrò così di diritto a far parte del Pantheon cittadino realizzato inizialmente con il coordinamento dello scultore Giuseppe Argenti a partire dal 1852 e completato nel 1951 avvalendosi dell'opera di scultori allievi del Collegio Caccia. I busti e i medaglioni marmorei sostituirono perciò intorno alla metà del sec. XIX i ritratti su tela dei benefattori che si erano realizzati fino a quella data nonostante alcuni pareri sfavorevoli. Il sacerdote Galvagna, professore del Liceo convitto novarese e primo fondatore del gabinetto di fisica oltre alla donazione all'Ospedale Maggiore della Carità lasciò anche 180 pertiche alla congregazione di carità di Vespolate per sussidi a vedove con bambini. Egli fu tra i primi novaresi ad essere effigiati e proprio dallo scultore Giuseppe Argenti che viene retribuito dall'Amministrazione dell'Ente con £ 600 il 2 gennaio 1852 (ASN, fondo AOMDC, Novara Eredità e Legati, cart. 92); ancora nel 1909 un altro scultore novarese Pirotta Benvenuto trarrà da questo stesso busto "una maschera per l'esecuzione di un ricordo del sacerdote Galvagna nel comune di Vespolate" (ASN, fondo AOMDC, Novara cart. 92). La presenza dell'Argenti fra i primi scultore interessati alla realizzazione decorativa del cortile d'onore dell'Ospedale colloca questo complesso fra le significanze della cultura figurativa novarese ottocentesca e lo avvicina come prestigio ad altri edifici cittadini come ad esempio i Portici Nuovo dei Mercanti realizzati nel 1837/ 39 e decorati dallo stesso Argenti o la decorazione del Palazzo del Mercato (DELL'OMO ROSSINI M., Uno scultore dell' 800 per novarese: Giuseppe Argenti, in "Novarien", n. 14. 1984, p. 192-206). L'Argenti autore di moltissime opere caratterizzate sempre da un buon livello produttivo, realizza questo busto seguendo i modelli accademici più consueti nella rigidità dell'impostazione e nella severità espressiva. Cerca però per quanto possibile di personalizzare i ritratti cogliendo ed accentuando con il chiaroscuro o con segni incisivi qualche caratteristica fisiognomica: l'aggrottarsi delle sopraciglia, l'intensità dello sguardo, l'atteggiamento delle labbra... Le sue opere che risentono della cultura figurativa lombarda sviluppatasi intorno all'Accademia braidense determinano l'aderenza a queste stesse indicazioni di quasi tutta la scultura novarese tra il 1840 e il 1860 proseguendo nella tradizione di matrice neoclassica importata a Novara dalle opere del Collino, di Gaetano Monti, di Pompeo Marchesi e continuata oltre che dall'Argenti anche da Gerolamo Rusca, artista e scultore novarese a lui contemporaneo (cfr. G. BARBE', Neoclassico a Novara: Pittura e Scultura, in Corriere di Novara dossier, 4 marzo 1982).
bibliografiaMorandi G. B./ Ferrara S.( 1907)p. 78, 103; Dell'Omo Rossini M.( 1984)pp. 192-206; Barbè G.( 1982)
definizionescultura
regionePiemonte
provinciaNovara
comuneNovara
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Mongiat E.; Funzionario responsabile: Venturoli P.; Trascrizione per informatizzazione: Comoglio S. (2007); Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Comoglio S. (2007), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1986
anno modifica2007

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