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Opera d'arte transito della Madonna di Ritzos Andreas (1421 ca./ 1492 ca.), a Torino

L'opera d'arte transito della Madonna di Ritzos Andreas (1421 ca./ 1492 ca.), - codice 01 00350793 di Ritzos Andreas (1421 ca./ 1492 ca.), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, Manica Nuova, Palazzo Reale, via XX Settembre, 86, Galleria Sabauda
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto, opera isolata
soggettotransito della Madonna
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00350793
localizzazioneITALIA, Piemonte, TO, Torinovia XX Settembre, 86
contenitorepalazzo, Manica Nuova, Palazzo Reale, via XX Settembre, 86, Galleria Sabauda
datazionesec. XV seconda metà; 1450 (post) - 1492 (ante) [bibliografia]
autoreRitzos Andreas (1421 ca./ 1492 ca.),
materia tecnicatavola/ pittura a tempera
misurecm, alt. 57, largh. 45, prof. 2,5,
condizione giuridicaproprietà Stato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
dati analiticiSupporto ligneo rinforzato da due esili traverse orizzontali. Cornice del XIX secolo.Personaggi: Cristo; Madonna; Apostoli; Santi. Figure: Angeli; Cherubini. Simboli: Anima della Madonna. Elementi architettonici.
notizie storico-criticheIl dipinto proviene dalle collezioni reali (Gabrielli, 1971) ma pare che non sia ricordato prima dell’inventario del 1871, che lo assegna genericamente alla scuola bizantina. Nel 1899 Baudi di Vesme scrive che la firma apposta sulla tavola in caratteri greci non era ancora stata interpretata. Oggi è invece reputata dall’unanimità della critica un’opera certa del pittore cretese Andrea Ritzos, sulla cui identità tuttavia permangono ancora dubbi dal momento che la sua attività è stata collocata entro un arco cronologico estendibile dal XIII secolo al tardo XVI. Una parte degli studi ha ritenuto infatti che fosse riconoscibile in un pittore neo bizantino, figlio di Emanuele, attivo in Italia. Secondo questa linea critica l’artista risulterebbe citato in un atto notarile rogato a Candia nel 1557, mentre la sua appartenenza a tale periodo parrebbe confermata dal suo stile eclettico, da una maniera pittorica secca nella tipologia dei volti e dal carattere delle scritte latine e greche (Dizionario Bolaffi, 1975; Bacci, 1993). La resa prospettica degli edifici ai lati della composizione e del libro tenuto parzialmente aperto tra le mani di uno dei santi Patriarchi sulla destra (Willumsen, 1927), come l’andamento sciolto dei panneggi e una spiccata ricerca di plasticità ottenuta anche mediante il potenziamento dell’intensità cromatica (Bacci, 1993), costituirebbero poi per alcuni un indizio di una certa influenza dell’arte italiana sul maestro e di una riflessione di portata tale da rinnovare la tradizionale pittura liturgica devozionale di matrice bizantina senza contravvenire allo spirito stesso dell’icona (Bacci, 1993). Per altri, che si valgono piuttosto dei riscontri documentari proposti da Cattapan nel 1977, pare invece più opportuno riconoscerlo in un pittore, figlio di un orafo di nome Nicola, nato a Candia verso il 1421 e lì documentato sino al 1492. Secondo quest’ultima ipotesi sembra fosse attivo già nel 1452 e che nel 1477 avesse acquistato una serie di 54 disegni preparatori del pittore Ioannes Akotantos (Chatzidakis, 1976; 1993). Comunque sia lo stile, puramente bizantino, è tipico della pittura della cosiddetta scuola cretese, sopravvissuta nel caso di Venezia oltre il XV secolo per via dell’antica signoria della Repubblica sull’Isola di Candia - che dal Duecento durerà sino alla seconda metà del Seicento - e del periodico trasferimento tra le lagune di artisti o di prodotti artistici da lì provenienti (Bettini, 1933). Per Chatzidakis (1962; 1976) il dipinto torinese manterrebbe inalterati i caratteri formali e iconografici della pittura paleologa nella ricchezza dei dettagli della composizione e nella dolcezza dei modelli e dei colori, sebbene l’attitudine movimentata degli angeli che compongono la mandorla, degli Apostoli stretti attorno al feretro della Vergine, delle figure che si affacciano dalle finestre degli edifici e la prospettiva utilizzata conferiscano alla tavola in oggetto un ritmo e un tono inquieto in parte discosto da altri esempi della medesima epoca. Tra questi sono la Natività e la Discesa al Limbo del Museo dell’Istituto Ellenico di Venezia o l’icona con due Santi del Museo di Arti Decorative di Mosca. Pare certo però che l’icona sabauda costituisca il prototipo iconografico di una Dormizione della Vergine della seconda metà del XV secolo oggi al Museo dell’Istituto Ellenico veneziano o di quella attribuita alla bottega dello stesso Ritzos del Museo Benaki di Atene, ma anche che possa ergersi a modello dell’icona di Siros di Domenico Theotocopoulos (Chatzidakis, 1993).
altra localizzazioneluogo di esposizione: ITALIA, Piemonte, TO, Torino; luogo di deposito: ITALIA, Piemonte, TO, Moncalieri
altre attribuzioniScuola Bizantina
bibliografiaWillumsen, J.F.( 1927)I, pp. 57-59, 62, 64; Bettini, Sergio( 1933)pp. 19, 20; Bettini, Sergio( 1933)pp. 4-5, 13-17; Chatzidakis, Manolis( 1962)XL, XLVII nota 12, XLVIII nota 23; Dizionario Enciclopedico Bolaffi( 1975); Chatzidakis, Manolis( 1976)pp. 175-1
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
indirizzovia XX Settembre, 86
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Accornero, Chiara; ; Funzionario responsabile: Referente scientifico: Gabrielli, EdithMoratti, Valeria
anno creazione2012
latitudine45.073139
longitudine7.684548

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