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Opera d'arte Santa Caterina d'Alessandria a Vercelli

L'opera d'arte Santa Caterina d'Alessandria - codice 01 00037882 - 2 si trova nel comune di Vercelli, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, museo, Palazzo Langosco, via G. Verdi, 30, Museo Camillo Leone, Deposito dipinti
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bene culturaledipinto, opera isolata
soggettoSanta Caterina d'Alessandria
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00037882 - 2
localizzazioneItalia, Piemonte, VC, Vercellivia G. Verdi, 30
contenitorepalazzo, museo, Palazzo Langosco, via G. Verdi, 30, Museo Camillo Leone, Deposito dipinti
datazionesec. XVI fine; 1590 - 1599 [analisi stilistica]
ambito culturaleambito vercellese(analisi stilistica)
materia tecnicatavola/ pittura a temperalegno/ intaglio/ doratura
misurealt. 66, largh. 39.5,
condizione giuridicaproprietà Stato, Istituto di Belle Arti di Vercelli
dati analiticiLa tavola è provvista di semplice cornice dipinta di marrone e oro. Raffigura il martirio di S. Caterina d'Alessandria, anche per analogia con le sembianze della santa effigiuata nella tavola raffigurante in martirio con la ruota dentata. In questa scena S. Caterina è raffigurata semisdraiata su alcuni gradini posti inprimo piano, mentre viene bastonata da due aguzzini. Assiste alla scena, affacciato dall'apertura di un elementare loggiato che chiude la scena sul fondo, il prefetto Cusasarte, che aveva ordinato il martirio. Predominano i colori giallo e oro, verde marcio e rosso.Soggetti sacri. Personaggi: S. Caterina d'Alessandria; prefetto Cusasarte. Figure maschili: carnefici. Abbigliamento. Strumenti del martirio: abastoni. Elementi architettonici.
notizie storico-criticheIl dipinto appartiene, per soggetto, dimensioni, caratteri stilistici, ad una serie composta da quattro tavole che si direbbero raffigurare il martirio di S. Caterina. La serie non compare nei vecchi inventari. Difficile quindi determinarne la provenienza: una traccia potrebbe essere costituita dalla presenza, sul verso delle tavole, di un sigillo di ceralacca con lettere intrecciate. I problemi che esse suscitano sono molteplici. Innanzitutto iconografico: un solo episodio, il martirio della ruota, si può riferire con sicurezza alla tradizionale iconografia di S. Caterina. Degli altri tre, due (la santa bastonata e appesa per i capelli) raffigurano martiri molto frequenti, dunque non significativi per l'individuazione del personaggio; il terzo è di difficile comprensione (la santa tra le fiamme che avvolgono anche quattro figure maschili). Potrebbe dunque trovare spazio l'ipotesi che le quattro tavole siano la parte superstite di una serie di storie di diverse sante. Anche perchè, a complicare ulteriormente la loro definizione, si inserisce il problema di altre quattro tavolette raffiguranti il martirio di S. Margherita, per due delle quali fu utilizzata la stessa tavola di recupero (con tracce di un precedente dipinto) già usata anche per due dipinti della serie in oggetto; sul verso di queste tavole, compare poi lo stesso sigillo. Tutto ciò può significare provenienza dalla stessa bottega, come confermano innanzitutto i caratteri stilistici molto simili; e appartenenza alla stessa opera, forse come storiette laterali e predella di un dipinto perduto. L'accostamento poi delle storie di S. Caterina a quelle di S. Margherita non è sconosciuto alla tradizione: se ne trova un esempio nelle vetrate del duomo di Chertres ("Bibliotheca Sanctorum", Roma 1963). L'analisi formale dei dipinti, nei quali predominano l'evidenza narrativa, cara alla fantasia popolare, la realizzazione elementare della composizione, la semplificazione delle forme, l'ingenuità delle fisionomie, porta all'ambiente vercellese di fine Cinquecento, che vede il lento declino delle grandi botteghe. E' infatti con l'opera di Raffaele Giovenone e della sua bottega che sono più frequenti i riferimenti (cfr. le tavole delle parrocchiali di Piatto e di Orta, dalle quali sembrano derivare gli atteggiamenti e i ghigni degli sgherri, le espressioni ingenuamente estatiche; G. Romano (a cura di), "Gaudenzio Ferrari e la sua scuola. I cartoni cinquecenteschi dell'Accademia Albertina", catalogo della mostra, Torino 1982). In quest'opera è stata riutilizzata una tavola precedentemente dipinta, dello spessore di quasi due centimetri.
bibliografiaBibliotheca Sanctorum( 1963); Romano G.( 1982)
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaVercelli
comuneVercelli
indirizzovia G. Verdi, 30
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Rosso A. M.; Funzionario responsabile: Astrua P.; Trascrizione per informatizzazione: ARTPAST/ Bombino S. (2006); Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Bombino S. (2006), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1985
anno modifica2006
latitudine45.326892
longitudine8.422343

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