Invernomuto.net

Ho realizzato questo sito per rendere disponibile alla consultazione questa mole enorme di dati altrimenti difficilmente consultabili :)

Opera d'arte nascita della Vergine di Bellini Jacopo (1396?/ 1470?), a Torino

L'opera d'arte nascita della Vergine di Bellini Jacopo (1396?/ 1470?), - codice 01 00350741 di Bellini Jacopo (1396?/ 1470?), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, Manica Nuova, Palazzo Reale, via XX Settembre, 86, Galleria Sabauda
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto, opera isolata
soggettonascita della Vergine
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00350741
localizzazioneITALIA, Piemonte, TO, Torinovia XX Settembre, 86
contenitorepalazzo, Manica Nuova, Palazzo Reale, via XX Settembre, 86, Galleria Sabauda
datazionesec. XV terzo quarto; 1465 - 1465 [bibliografia; documentazione]
autoreBellini Jacopo (1396?/ 1470?),
materia tecnicatavola/ pittura a tempera
misurecm, alt. 119, largh. 159, prof. 6,
condizione giuridicaproprietà Stato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
dati analiticiTela a trama spigata. Il dipinto è stato rifoderato. Telai a crociera con biette. Cornice del XIX secolo. Inserimento del dipinto con sbarrette metalliche.Personaggi: Sant'Anna; Vergine Maria neonata. Figure femminili. Interno: camera da letto quattrocentesca.
notizie storico-criticheInsieme all’Annunciazione (inv. 191, cat. 159), eseguita con tecnica e su formato analogo, l’opera fu acquistata dalla Regia Pinacoteca di Torino nel 1873 da Francesco Canella, erede uxorio nomine di parte della collezione veneziana accumulata, a partire dagli anni venti del XIX secolo, dal pittore Natale Schiavone nel palazzo Giustiniani di San Trovaso a Venezia (Ievolella, 2001/2002; Maccarini Foscolo Canella, 2010). Entrambe furono inserite nel nucleo collezionistico sabaudo con l’altisonante attribuzione a Giovanni Bellini e l’attestazione da parte del precedente proprietario di un’illustre provenienza dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia, ove insieme ad altri 18 dipinti (Ridolfi, 1648/2002), in parte riconosciuti tra quelli conservati al Museo del Prado o presso la collezione dei Conti di Oxford (Zeri, 1982), componevano un ciclo dedicato alla vita della Vergine e di Cristo. Concordano in questo senso le fonti storiche, da Vasari a Zanetti, che tramandano la memoria di una prima campagna decorativa affidata a Jacopo Bellini presso la Sala dell’Albergo della confraternita e i documenti rinvenuti, i quali attestano l’intenzione d’intraprendere in quel luogo alcuni lavori di abbellimento nel 1421 e fissano il termine ante quem per il loro compimento al 31 gennaio 1465, quando il pittore riceveva il saldo di pagamento (Cfr. Testi 1915/II, p. 163 nota 2). Effettivamente i contatti della famiglia Bellini con la Scuola furono senz’altro precoci, durevoli e di natura privata oltre che professionale: il 3 marzo 1437 Jacopo era infatti registrato tra i confratelli del sodalizio (Levantino, 2011) e nel 1453 riceveva un primo versamento in denaro, forse richiesto in occasione del matrimonio della figlia Nicolosia con Andrea Mantegna avvenuto in quello stesso torno di tempo (Collins, 1982). In un secondo momento si colloca invece il coinvolgimento del figlio Gentile, reclutato insieme ad altri pittori veneziani per l’esecuzione del ciclo dedicato ai Miracoli della Vera Croce, oggi alle Gallerie dell’Accademia ma un tempo radunato nella Sala adiacente a quella dell’Albergo. Occorre tuttavia precisare che il precario stato conservativo delle due tavole torinesi non consente sicure precisazioni relativamente alle autografie e ha lasciato sovente perplessa la critica, da sempre dibattuta sulla corretta attribuzione ma talvolta anche restia nel conferire pieno credito alle notizie di Natale Schiavone circa la loro provenienza (Testi, 1915; Heinemann, 1962; Gabrielli, 1971; cfr. anche Humfrey, 1989), o viceversa disposta ad avvallarle con risoluta fermezza (Longhi, 1946; Zeri, 1982; Collins, 1982; Eisler, 1989; Lucco, 1990; Arasse, 1999). Tale diffidenza aveva per lo più origine da alcune effettive discrepanze esistenti fra l’iconografia fissata nei dipinti e le descrizioni fornite da Carlo Ridolfi nel 1648 (ed. 2000, pp. 71-73), che rilevava la presenza di San Gioacchino scrivente nella Nascita della Vergine e una “numerosa schiera d’angioletti festeggianti” nella parte superiore dell’Annunciazione, riconoscendo l’intervento congiunto di Jacopo e dei figli nonostante le precarie condizioni di conservazione. La querelle attributiva e cronologica propose tuttavia alternativamente l’ascrizione alla Scuola del Mantegna (Inv., 1871), quella più generica alla Scuola Veneta del Quattrocento (Vesme, 1899; Pacchioni, 1932), a un seguace di Giovanni Bellini dopo il 1475 (Berenson, 1932) o a un debole pittore operante dopo il 1470. La Gabrielli si orientò invece in direzione della bottega di Gentile (1959), di un anonimo lombardo influenzato da Giovanni (1965) o del Maestro degli affreschi di Roccabianca del Museo Civico di Milano (1971). Mentre Heinemann (1962) si spinse a considerarli di mani diverse, ritenendo la Nascita della Vergine una copia di un artista sensibile all’arte di Gentile e l’Annunciazione un tardo lavoro di Lazzaro Bastiani. Più compatte invece le altre posizioni che - salvo le trascurabili differenze di carattere “morelliano” riguardanti l’analisi delle singole figure - si inseriscono sostanzialmente sulla scia aperta da Roberto Longhi (1946) nel ritenerle frutto della vena creativa dell’anziano Jacopo ma prodotto di una collaborazione con la bottega (Eisler, 1989) e più specificamente con il figlio Gentile - da sempre più incline alla pittura narrativa e di maggior formato – e in certa misura con Giovanni (Lucco, 1990). In effetti su entrambe le tavole si coglie una figurazione “calma, pausata e monumentale” (Lucco, 1990) e si intuiscono gli effetti di una volumetria più moderna e aggiornata, modulata in direzione di un più accentuato naturalismo dei visi e dei panneggi rispetto alla tradizione del gotico internazionale, dalla quale invece derivano gli inserti aurei e i racemi preziosi delle stoffe. [CONTINUA NEL CAMPO OSS]
altra localizzazioneluogo di provenienza: ITALIA, Veneto, VE, Venezia; luogo di provenienza: ITALIA, Veneto, VE, Venezia; luogo di esposizione: ITALIA, Piemonte, TO, Torino; luogo di deposito: ITALIA, Piemonte, TO, Moncalieri
altre attribuzioniambito lombardo del XVI secoloambito lombardo del XVI secolo (Gentile Bellini, influenzato da)Gentile Bellini (bottega di)Giovanni Bellini (seguace di)ambito veneto del XV secoloMantegna Andrea (scuola di)
committenzaScuola di San Giovanni Evangelista
bibliografia[Baudi di Vesme, Alessandro]( 1899)p. 63, n. 158; [Baudi di Vesme, Alessandro]( 1909)p. 63, n. 158; Testi, Laudedeo( 1915)pp. 256, 282; Berenson, Bernard( 1932)p. 36; Pacchioni, Guglielmo( 1932)p. 25, n. 158; Longhi, Roberto( 1946)pp. 53-54, n. 36; Colett
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
indirizzovia XX Settembre, 86
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Accornero, Chiara; ; Funzionario responsabile: Referente scientifico: Gabrielli, EdithCaldera, Massimiliano
anno creazione2012
latitudine45.073139
longitudine7.684548

oppure puoi cercare...

  • opere d'arte nel comune di Torino
  • opere d'arte nella provincia di Torino
  • opere d'arte nella regione Piemonte