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Opera d'arte Mosè e la raccolta della manna di Berrettini Pietro detto Pietro da Cortona (1597/ 1669), a Torino

L'opera d'arte Mosè e la raccolta della manna di Berrettini Pietro detto Pietro da Cortona (1597/ 1669), - codice 01 00210610 di Berrettini Pietro detto Pietro da Cortona (1597/ 1669), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto, opera isolata
soggettoMosè e la raccolta della manna
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00210610
localizzazioneItalia, Piemonte, TO, Torino
datazionesec. XVII secondo quarto; 1632 - 1634 [documentazione; bibliografia analisi stilistica]
autoreBerrettini Pietro detto Pietro da Cortona (1597/ 1669),
materia tecnicatela/ pittura a olio
misurealt. 148, lungh. 205,
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico territoriale
dati analiticiAl centro della scena Mosè, stante, vestito con una tunica gialla e manto rosso, indica ai presenti i recipienti che dovranno contenere la manna. Nell'angolo a destra è inginocchiato un giovane a torso nudo che tiene un grosso bacile dorato. A sinistra, in primo piano, due donne, sedute, con i capelli raccolti in un turbante: la prima di spalle, con veste azzurra, innalza un vassoio dal quale un uomo barbuto prende un poco di manna; la seconda, dall'abito perlaceo e stola ocra, riempe un orcio. Di fianco a loro, in secondo piano, due giovani sono intenti a riempire una grossa anfora, mentre un terzo, a torso nudo, ne stà trasportando una di minori dimensioni. Un grosso albero, al quale è fissato un drappo rosso, chiude la scena. Sulla destra, dietro Mosè, in abiti sacerdotali azzurri ed oro, Aronne, seguito da due coppie, rispettivamente, di uomini barbuti e di donne che portano recipienti. Sullo sfondo le tende dell'accampamento con vari personaggi affaccendati.Soggetti sacri: Antico Testamento. Personaggi: Mosè; Aronne. Figure: uomini; donne. Attributi: (Mosé) bastone. Abbigliamento. Oggetti: bacili; vasi; anfore; ciotole; vassoi; tende. Vegetali: alberi; erbe.
notizie storico-criticheL'opera in esame e il suo pendant, La costruzione del tabernacolo di Giovan Francesco Romanelli, fanno parte dell'esiguo nucleo di dipinti appartenenti alle famose raccolte seicentesche della famiglia dal Pozzo, elogiate sin dal 1665 dal pittore e scrittore d'arte Luigi Scaramuccia, che ancora sono conservati nella sede originaria, nonostante le ripetute dispersioni del patrimonio artistico, in particolare tra l'ultimo quarto del secolo XIX e la prima metà del successivo. I due dipinti, unitamente ad altre due tele di mano di Nicolas Poussin (1594-1665), rappresentanti, rispettivamente, l'Adorazione del vitello d'oro (National Gallery, Londra) e l'Attraversamento del Mar Rosso (National Gallery of Vistoria, Melbourne) vennero realizzate in Roma tra il 1632 e il 1634 per Amedeo dal Pozzo, marchese di Voghera (1579-1644), attraverso la mediazione della famiglia dei Galli Tassi, banchieri del collezionista, e dell'illustre cugino Cassiano. Molto probabilmente furono proprio le predilezioni e la profonda conoscenza di quest'ultimo a indirizzare la committenza, sia per quanto riguarda gli artisti incaricati con i quali Cassiano ebbe costanti rapporti, sia, forse, per la scelta iconografica di un ciclo costituito da importanti episodi biblici legati alla figura di Mosè, dal momento che Amedeo si era limitato a manifestare il desiderio di avere "qualche quadro de' Maestri che oggidì sono più in credito". Le tele, dunque, appartennero alle collezioni di famiglia ancor prima che esse venissero trasferite nel palazzo di Via Maria Vittoria, anticipando nelle scelte di gusto la stessa corte ducale che, solamente molto più tardi, precisamente nel 1666, cercherà, invano, di ottenere un quadro da Pietro da Cortona. I dipinti sono puntualmente documentati negli inventari patrimoniali redatti nel Sei e Settecento, alcuni dei quali, essendo topografici, forniscono importanti informazioni anche sulla collocazione dei dipinti negli ambienti aulici al piano terreno. La fortuna critica delle opere si mantenne costante anche nella prima metà dell'Ottocento: entrambe, sebbene con la sola attribuzione a Pietro da Cortona, risultavano presenti alla grande esposizione in Torino del 1820, a fianco dei dipinti delle collezioni regie, e vennero ampiamente elogiati da Angelo Boucheron, in una lettera del 1836 al principe Emanuele della Cisterna, nella quale si accenna a un intervento di restauro. Negli inventari redatti dopo la morte di quest'ultimo (1864) e della figlia Maria Vittoria (1877), sebbene si mantenga stabile la collocazione delle tele in sale di prestigio, improvvisamente compare la fuorviante attribuzione al Domenichino. Trasmesse per eredità ai figli della duchessa d'Aosta, si perdono poi le tracce delle due opere che, sorprendentemente, non risultano in vendita nelle tornate d'asta del 1899 e del 1932 e che figurano nell'elenco topografico degli arredi venduti all'Amministrazione dell'Ente, unitamente al palazzo, nel 1940. Come risulta dai verbali del Consiglio provinciale, per non privare completamente degli arredi originali le sale di rappresentanza dell'edificio, si deliberò, previo il parere di esperti, di acquistare una serie di arredi, "pur escludendo i quadri di alto valore, gli arazzi ed alcuni lampadari di gran pregio". Le due tele, senza alcuna attribuzione, ma identificabili per il soggetto, risultano collocate in corrispondenza del "sottoscala" nell'atrio di ingresso e vennero valutati L. 4000, cifra tre le più alte. Le due opere risultano poi citate negli inventari redatti dall'Ente a partire dagli anni sessanta con l'attuale cornice, non originale, seppur di pregio, ma con la curiosa attribuzione a "Scuola di Laurent Pecheux", riportata anche sulle etichette patrimoniali. Sono stati quindi ritenuti dagli studiosi tra le opere disperse del famoso pittore fino al recente riconoscimento da parte di Arabella Cifani e Franco Monetti, che hanno rese note le proprie ricerche, con ripetuti saggi sull'argomento, tra il 1995 e il 2000. La raccolta della manna (Esodo 16, 32-34), nella quale è rappresentata in primo piano la solenne figura di Mosè, affiancata dal fratello Aronne in abiti sacerdotali, e una nutrita serie di figure, tra le quali assumono particolare rilievo quelle femminili, con i capelli raccolti, poste sulla sinistra della tela, risulta essere opera realizzata in un momento fondamentale della carriera del Berrettini, ovvero quello delle prestigiose committenze in Roma per la famiglia di papa Urbano VIII Barberini che segneranno il definitivo inserimento del pittore nel novero degli artisti dominanti nella capitale pontificia (L. Faccchin, Raccolte d'arte in palazzo Dal Pozzo dela Cisterna. Schede storico-artistiche, in M. Cassetti-B. Signorelli, Il Palazzo Dal Pozzo della Cisterna nell'Isola dell'Assunta in Torino, Torino, 2004, pp. 145-146 con bibliografia precedente).
bibliografiaScaramuccia L.( 1674)pp. 157-159; Notizia opere( 1820)p. 11; Baudi di Vesme A.( 1968)v. III, pp. 939, 967; Cifani A./ Monetti F.( 1995)v. CXXXVII, pp. 612-616; Cifani A./ Fiora di Centocroci P. E.( 1996)s.p.; Cifani A./ Monetti F.( 1997)pp. 346-347, n. 41
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
ente schedatoreTO
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Facchin F.; Funzionario responsabile: Mossetti C.; Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Rocco A. (2007), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione2004
anno modifica2007

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