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Opera d'arte cavalli all'abbeveratoio di Van Laer Pieter Jacobsz detto Bamboccio (1582-1599/ 1642), a Torino

L'opera d'arte cavalli all'abbeveratoio di Van Laer Pieter Jacobsz detto Bamboccio (1582-1599/ 1642), - codice 01 00204667 di Van Laer Pieter Jacobsz detto Bamboccio (1582-1599/ 1642), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, Accademia Albertina di Belle Arti, Via Accademia Albertina, 8, Pinacoteca dell'Accademia Albertina di Belle Arti, SECONDO PIANO: DEPOSITO, TERZA STANZA, APPESO A RASTRELLIERA.
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bene culturaledipinto, opera isolata
soggettocavalli all'abbeveratoio
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00204667
localizzazioneItalia, Piemonte, TO, TorinoVia Accademia Albertina, 8
contenitorepalazzo, Accademia Albertina di Belle Arti, Via Accademia Albertina, 8, Pinacoteca dell'Accademia Albertina di Belle Arti, SECONDO PIANO: DEPOSITO, TERZA STANZA, APPESO A RASTRELLIERA.
datazionesec. XVII secondo quarto; 1625 (post) - 1642 (ante) [analisi stilistica; analisi storica]
autoreVan Laer Pieter Jacobsz detto Bamboccio (1582-1599/ 1642),
materia tecnicatela/ pittura a olio
misurecm., alt. 39, largh. 48.5,
condizione giuridicaproprietà Stato, Ministero Pubblica Istruzione
dati analiticiLa scena è ambientata all'aperto; si vedono dei palazzi dall'aspetto austero illuminati dal sole. In primo piano, alcuni uomini, uno dei quali ancora in sella, accudiscono dei cavalli e li fanno abbeverare. Cornice in legno intagliato e dorato con profilo mosso.Soggetti profani. Figure: figure maschili. Animali: cavalli. Architetture. Abbigliamento.
notizie storico-criticheCarlo Oreste Strocco nel 1982 dona un nucleo di quarantasette opere (comprendente anche un gruppo di venti opere di sua esecuzione). Strocco, allievo presso l'Accademia Albertina di Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso, Giulio Onetti, diventa a sua volta insegnante di disegno e fondatore della Scuola Libera del Nudo e del Costume storico. Dopo un soggiorno a Malta stabilisce la sua dimora definitiva a Lucca. La sua produzione consta di olii, pastelli e disegni che hanno per soggetti marine, figure, nudi e costumi (Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte, Archivio Corrente, Accademia Albertina, fasc. Donazione Strocco). Le iscrizioni sul retro del quadro riferiscono la paternità del dipinto tanto a Jean Miel (Beveren-Waes (Anversa)1599 ca.-Torino 1663), quanto a Pieter Boddingh van Laer (Haarlem 1599 - ?1642 ca.). Il confronto con opere di quest'ultimo artista databili intorno al 1625 (Cavalieri in attesa del traghetto,Edimburgo,coll. Richard Ellis; Sosta di cavalieri, già Torino,coll.Caretto) induce a scartare per il momento l'ipotesi di una paternità del Miel (anche se, come diremo più avanti, anche'egli non fu estraneo a questo tipo di produzione). Le prime notizie su Laer si riferiscono alla sua presenza a Roma,dove è documentato dal 1628 al 1637. Qui frequenta l 'ambiente dei Bentvuegels da cui riceve il soprannome di"bamboccio "dovuto allo sgraziato aspetto fisico cui fanno cenno i biografi,tra cui Sandrart e Passeri;da qui,oltre che dall 'essere composte da piccole figure,il nome di "bambocciate "con cui le sue scene di genere a soggetto popolare divennero famose,e il nome di "bamboccianti "attribuito comunemente ai suoi seguaci.Occorre tuttavia precisare che una più attenta ricognizione del suo catalogo e una conoscenza più approfondita dei suoi imitatori hanno ne restituito un 'immagine abbastanza diversa da quella del pittore di straccioni e mendicanti tramandata dalle fonti del Sei e Settecento.Sono stati invece individuati i suoi interessi di paesista e animalista,particolarmente accentuati nella prima metà degli anni Trenta. Al contrario,la restituzione al suo catalogo della Sosta di cavalieri già citata,della Sosta di cacciatori (San Pietroburgo,Ermitage)databile intorno al 1628,e del dipinto di uguale soggetto ma diverso nella composizione e di qualche anno più tardo (già Torino,coll.Caretto) consente di stabilire come fin dai primianni di attività romana e ancora all 'inizio del quarto decennio Laer si dedicasse prevalentemente alla raffigurazione di temi legati al motivo del viaggio:soste all 'osteria o nella fucina del maniscalco,viaggiatori assaliti da briganti,cavalieri nel cortile di una locanda,aggiornando in termini di più moderno realismo spunti narrativi desunti dalla sua prima educazione olandese. Alcuni spunti tematici e compositivi di queste telefurono riprese da Jan Miel a partire dal 1633 e fu forse questo fatto a generare incertezze nell'attribuzione del dipinto dell'Accademia Albertina.
altre attribuzioniMiel Jean
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
indirizzoVia Accademia Albertina, 8
ente schedatoreS67
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Marino L.; Funzionario responsabile: Galante Garrone G.; Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Rocco A. (2006), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione2002
anno modifica2006
latitudine45.067041
longitudine7.689433

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