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Opera d'arte I fiori e il mare di Rodi di Aimone Lidio (1884/ 1945), a Torino

L'opera d'arte I fiori e il mare di Rodi di Aimone Lidio (1884/ 1945), - codice 01 00210648 di Aimone Lidio (1884/ 1945), si trova nel comune di Torino, capoluogo dell'omonima provincia
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bene culturaledipinto, opera isolata
titoloI fiori e il mare di Rodi
soggettoveduta di Rodi
tipo schedaOA_3.00
codice univoco01 00210648
localizzazioneItalia, Piemonte, TO, Torino
datazionesec. XX secondo quarto; 1937 - 1937 [documentazione; data bibliografia]
autoreAimone Lidio (1884/ 1945),
materia tecnicatavola/ pittura a oliolegno/ intaglio/ verniciaturametallo
misurealt. 60, lungh. 39,
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico territoriale
dati analiticiIn primo piano sono rappresentati con materiche e vigorose pennellate fittamente accostate, alcuni cespugli fioriti. Sulla destra un albero, visto solo per metà. Sulla sinistra, di taglio, parte di un edificio. In secondo piano, altri cespugli fioriti e strutture di edifici; più lontano qualche albero. Sullo sfondo il mare, appena accennato da una striscia blu e alcune montagne. La parte superiore del dipinto è occupata da brano di cielo striato da pochi lacerti di nubi chiare. La tavola è posta entro cornice di profilo e luce rettangolare. Battuta liscia; interamente verniciata al naturale. Doppia fascia liscia. Sul retro, in alto, gancio metallico per sospensione.Soggetti profani. Paesaggi. Mare. Costruzioni: case. Vegetali: alberi; cespugli; fiori.
notizie storico-criticheIl dipinto, unitamente ad altre opere, secondo una politica di promozione degli artisti di origine piemontese o attivi in Piemonte promossa dall'Ente nel corso del Novecento, venne acquistato dalla Provincia di Torino all'Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti del 1938, 10°Esposizione del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti in Torino, catalogo della mostra (Torino, Palazzo della Società Promotrice, ottobre-novembre 1938), Torino, 1938, p. 41, n. 367. Purtroppo il documento conservatosi non precisa quale somma sia stata corrisposta per ogni singolo dipinto, ma solo l'ammontare complessivo di L. 10.000. L'autore (Coggiola/VC, 1884-Andezeno/To, 1945) è stato oggetto di attenzione da parte della critica che gli ha dedicato recentemente un'esaustiva monografia. Allievo di Carlo Pollonera e di Vittorio Cavalleri, si dedicò ad una varia e diversificata produzione, con presenze costanti alle Promotrici torinesi e alle rassegne del Circolo degli Artisti, a partire dalla fine del primo decennio del Novecento. Complemetare ad una costante realizzazione di paesaggi, prevalentemente di montagna, ispirati alla tradizione piemontese di tardo ottocento, il pittore si distinse per la produzione di tele di soggetto coloniale, recentemente rivalutate, a seguito dei suoi ripetuti soggiorni nei possedimenti italiani dei primi decenni del Novecento: il primo in Libia nel 1912 a seguito del fratello, quindi, a seguito della profonda amicizia con Cesare de Vecchi di Valcismon, in Africa Orientale (1925-1928), ove ottiene anche commissioni per la decorazione di palazzi legati al governo italiano, infine nella seconda metà degli anni trenta a Rodi, nel Dodecaneso, ove, parimenti riceverà incarichi ufficiali per interessamento dell'amico governatore. Nell'ambito di quest'ultima lunga esperienza, intervallata da soggiorni a torino e conclusasi con lo scoppio della seconda guerra mondiale, si inserisce il dipinto in esame. Spesso le opere venivano presentate alle Promotrici e, nel corso degli anni trenta, anche a specifiche mostre di arte coloniale. Il soggiorno a Rodi ebbe inizio nel 1936: oltre alle decorazioni in stile eclettico di committenza pubblica, le vedute di Ajmone, rese con straordinaria luminosità e una ricca pasta cromatica, che ritraevano le bellezze archeologiche e naturali dell'isola vennero utilizzate dal governo per ricavare una serie di 12 cartoline propagandistiche. Le composizioni si contraddistinguono per il formato ridotto, l'immediatezza della visione resa con una pennellata franta, l'attenzione ai giochi di luce ed una brillante cromia caratterizzata dal particolare azzurro dei cieli. Bibliografia di riferimento: E. Bellini, Pittori Piemontesi dell'Ottocento e del primo Novecento dalle Promotrici torinesi, Torino, 1998, pp. 2-4 (con rilevamenti di mercato); M. Galli, Tradizione orientalista e "Pittura di Colonia": il caso di Lidio Ajmone, in P. Mantovani-M. Galli-F. Sottomano-C. Roccati (a cura di), Lidio Ajmone (1884-1945) La pittura come esperienza dell'emozione, Canelli, 2002, pp. 19-25; M. Caldera, voce Lidio Ajmone, in P. Dragone (a cura di), Pittori dell'Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1895-1920, Torino, 2003, p. 300. La cornice, sia per la tipologia, estremamente semplice, sia per la presenza sul retro di etichette inventariali dell'Ente e dell'esposizione alla Promotrice, è da considerarsi coeva al dipinto.
bibliografia10° Esposizione del Sindacato( 1938)p. 41, n. 367; Bellini E.( 1998)pp. 2-4; Mantovani P./ M. Galli( 2002)pp. 19-25; Dragone P.( 2003)p. 300
definizionedipinto
regionePiemonte
provinciaTorino
comuneTorino
ente schedatoreTO
ente competenteS67
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Facchin F.; Funzionario responsabile: Mossetti C.; Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Rocco A. (2007), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione2004
anno modifica2007

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