Invernomuto.net

Ho realizzato questo sito per rendere disponibile alla consultazione questa mole enorme di dati altrimenti difficilmente consultabili :)

Opera d'arte Santa Cristina da Bolsena di Curradi Francesco detto Battiloro (1570/ 1661), a Firenze

L'opera d'arte Santa Cristina da Bolsena di Curradi Francesco detto Battiloro (1570/ 1661), - codice 09 00227289 di Curradi Francesco detto Battiloro (1570/ 1661), si trova nel comune di Firenze, capoluogo dell'omonima provincia sita in chiesa, parrocchiale, Chiesa di S. Lucia dei Magnoli, Via de' Bardi, 22, terzo altare a sinistra
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto
soggettoSanta Cristina da Bolsena
tipo schedaOA_3.00
codice univoco09 00227289
localizzazioneItalia, Toscana, FI, FirenzeVia de' Bardi, 22
contenitorechiesa, parrocchiale, Chiesa di S. Lucia dei Magnoli, Via de' Bardi, 22, terzo altare a sinistra
datazionesec. XVII secondo quarto; 1625 - 1649 [bibliografia]
autoreCurradi Francesco detto Battiloro (1570/ 1661),
materia tecnicatela/ pittura a olio
misurealt. 193, largh. 179,
condizione giuridicaproprietà Stato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
dati analiticiNR (recupero pregresso)Soggetti sacri. Personaggi: Santa Cristina di Bolsena. Attributi: (Santa Cristina di Bolsena) macina in pietra; palma del martirio. Figure: angeli. Laghi: Lago di Bolsena. Paesaggi: paesaggio boscoso; paesaggio montuoso. Piante: alberi. Vegetali. Abbigliamento: abbigliamento contemporaneo.
notizie storico-criticheNella tela è raffigurata in primo piano a destra Santa Cristina, mentre sul fondo è rappresentato un episodio della sua vita. La Santa indossa un abito rossiccio broccato di giallo e arancio, ed una cappa blu, tenuta da un cordone a bandoliera. Sui capelli, ricci e lunghi, porta una corona d'oro con punte e con la mano destra tiene la palma. A sinistra della tela, sullo sfondo, è raffigurato un lago, al centro del quale due angeli stanno portando in salvo la santa, immersa nell'acqua fino alle ginocchia. L'angelo a sinistra, con tunica celeste e ali rosa, sostiene il masso che è legato al collo della santa, mentre l'altro la sorregge. Un albero caduto, parzialmente coperto da radici e foglie, occupa la parte inferiore del quadro. La tela raffigura S. Cristina di Bolsena, vergine e martire, ed una storia della sua vita che ci permette di identificarla: la leggenda agiografica narra infatti che una volta la santa fu gettata nel lago di Bolsena con una macina legata al collo, ma venne salvata dall'annegamento grazie all'intervento miracoloso degli angeli. La figura della santa è una replica dell'Artemisia di Francesco Curradi, a noi nota in due versioni autografe: una presso la Villa la Petraia (Meloni), l'altra presso l'Ulster Museum di Belfast. La nostra pala perciò è un esempio dell'interscambiabilità tra soggetti profano-mitologici e religiosi propria della pittura fiorentina del '600. Nel 1868 la tela fu consegnata alla chiesa come deposito delle Gallerie Fiorentine per sostituire la tavola di Jacone, originariamente collocata sull'altare dei Mori, ridotta in pessimo stato. La tela risulta inventariata tra le opere della Real Guardaroba, come specificato nel verbale di consegna alla chiesa (schede 1914). L'opera non menzionata nelle biografie del Curradi è ricordata dal Gamba (schede 1914) che, identificato il modello dell'Artemisia, la ritenne eseguita dal Curradi o dalla sua scuola. Successivamente la tela fu genericamente ricondotta alla maniera del Bilivert o del Rosselli (Paatz). L'attribuzione al Curradi è stata ripresa e motivata dalla Sricchia Santoro: la studiosa, senza individuare il modello dell'Artemisia, colloca l'opera nel terzo decennio del secolo XVII, riconoscendole una qualità superiore rispetto alla produzione corrente dell'autore che mette in relazione con il soggiorno fiorentino di Artemisia Gentileschi (documentato dal 1615-16 al 1620-21). Da allora la tela non è più stata presa in considerazione a proposito delle opere del Curradi e del Seicento fiorentino in generale. Resta comunque difficile attribuire con certezza questa tela a Francesco Curradi piuttosto che alla sua scuola: in primo luogo perchè si tratta di una copia, caratterizzata da una certa rigidità e da un' espressione più arcigna della figura rispetto agli originali; infine perchè lo sfondo con paesaggio lacustre appare piuttosto sommario e convenzionale se confrontato con altri noti del maestro. Per quanto riguarda la datazione dell'opera essa è certo successiva all'Artemisia, databile tra 1623 e 1625 (Meloni), ma non posteriore al 1650. Mostra infatti tutte le caratteristiche proprie della pittura fiorentina della prima metà del '600, in cui la severa tradizione locale, attraverso il contatto con i fermenti artistici romani si è ammorbidita e liberata, accentuando una certa tendenza al patetismo, senza morbose esagerazioni. Una prima richiesta di sostituzione del quadro per il terzo altare era stata già fatta dal parroco e trasmessa dalla Prefettura alle R. Gallerie nel marzo 1863 (AGF, filza Reale Galleria...).
altra localizzazioneluogo di provenienza: Toscana, FI, Firenze
bibliografiaSricchia Santoro F.( 1963)p. 254; Kirchen Florenz( 1940-1954)v. II, p. 610; Magherini S.( 1985-1986)v. II, pp. 154-158
definizionedipinto
regioneToscana
provinciaFirenze
comuneFirenze
indirizzoVia de' Bardi, 22
rapportoRAPPORTO OPERA FINALE/ORIGINALE: Stadio opera: replica parziale, Soggetto opera finale/originale: Artemisia, Autore opera finale/originale: Curradi Francesco, Data opera finale/originale: , Collocazione opera finale/originale: FI/ Firenze/ Villa La Petrai
ente schedatoreS17
ente competenteS128
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Magherini S.; Funzionario responsabile: Meloni S.; Trascrizione per informatizzazione: ARTPAST/ Bartolucci L. (2006); Aggiornamento-revisione: ARTPAST (2006), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1989
anno modifica2006
latitudine43.765776
longitudine11.256122

oppure puoi cercare...

  • opere d'arte nel comune di Firenze
  • opere d'arte nella provincia di Firenze
  • opere d'arte nella regione Toscana