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Opera d'arte San Leonardo libera i carcerati di Gherardi Antonio (1644/ 1702), a Rieti

L'opera d'arte San Leonardo libera i carcerati di Gherardi Antonio (1644/ 1702), - codice 12 00010064 di Gherardi Antonio (1644/ 1702), si trova nel comune di Rieti, capoluogo dell'omonima provincia sita in NR (recupero pregresso), Museo Civico, sala IV
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto
soggettoSan Leonardo libera i carcerati
tipo schedaOA_3.00
codice univoco12 00010064
localizzazioneItalia, Lazio, RI, RietiNR (recupero pregresso)
contenitoreNR (recupero pregresso), Museo Civico, sala IV
datazionesec. XVII ; 1698 - 1698 [data]
autoreGherardi Antonio (1644/ 1702),
materia tecnicatela/ pittura a olio
misurealt. 220, largh. 150,
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico territoriale, Comune di Rieti
dati analiticiEntro la cella è rappresentato frontalmente un carcerato seduto affiancato sulla sinistra da San Leonardo che lo tiene per mano. Molto ricco è l'abito del santo ornato da presiosi medaglioni con immagini sacre dipinte. Al di là della grata si apre un paesaggio notturno con la luna che illumina le architetture.Personaggi: San Leonardo. Figure: carcerato.
notizie storico-criticheGià ricordata dal Pascoli, l'opera fu commissionata al pittore dal canonico Giuseppe Angelotti, proprietario dell'altare destro della chiesa di Santa Maria del Suffragio (precedentemente dedicata a San Leonardo, protettore dei carcerati), come testimonia lo stemma della famiglia Angelotti e l'iscrizione apposta nella parte inferiore del dipinto. Con la dissacrazione della chiesa, venuta in possesso della Congregazione di Carità, il dipinto fu ceduto, in forma di deposito, al Museo Civico di Rieti nel 1945. Il rifodero eseguito durante il restauro dell'opera nel 1957, impedisce di leggere la data posta sul retro "6 9bre 1698". Il dipinto risponde alle concezioni d'arte del pittore che, educato dal Mola, fu attratto nell'ambito della corrente neo veneta promossa dal suo maestro, e se ne fece fedele propagatore mutuando dai veneziani, e specialmente da Paolo Veronese, una tavolozza lieve e ricca, come mostra le figura del santo. L'altro polo dell'arte cui egli si accosta è Mattia Preti: il potente chiaroscuro di impronta caravaggesca del Preti esercita una forte influenza sulla sua fantasia, come testimonia nel dipinto il luminismo adottato, ma non lo induce ad assumerlo come componente poetica per una resa drammatica del soggetto che ristagna, invece, in una immobilità composta e misurata. Si consulti: A. Sacchetti Sassetti, Guida illustrata di Rieti, Rieti 1930, p. 83; L. Mortari, Opere d'arte in Sabina dall'XI al XVII secolo, cat. mostra, Roma 1957, p. 60; L. Mortari, Museo Civico di Rieti, Roma 1960, n. 31, pp. 29-30, tav. 32; A. Sacchetti Sassetti, Antonio Gherardi in patria, Rieti 1962, pp. 14-25; A. Pampalone, I. Faldi, Il Barocco Romano, Tokio 1971, n. 30, tav. 30; Di Flavio, Artisti del '600 a Rieti in Lunario Romano, Rieti 1981, p. 298; Il Settecento a Roma, cat. mostra, Roma 1959, p. 112.
altra localizzazioneluogo di provenienza: Lazio, RI, Rieti
committenzaAngelotti Giuseppe (1698)
bibliografiaPascoli L.( 1736)p. 291; Waterhouse E. K.( 1937)p. 69
definizionedipinto
regioneLazio
provinciaRieti
comuneRieti
indirizzoNR (recupero pregresso)
ente schedatoreS50
ente competenteS50
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Pampalone A.; Funzionario responsabile: Matthiae G.; Trascrizione per informatizzazione: ARTPAST/ Donato G. (2005); Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Donato G. (2005), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1975
anno modifica2005
latitudine42.405306
longitudine12.851576

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