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Opera d'arte Agar e Ismaele nel deserto confortati dall'angelo (parete sinistra), Abramo e i tre angeli (parete frontale) di Nuvolone Carlo Francesco (1609 ca./ 1662), Valletta (notizie 1630/ 1660), a Certosa di Pavia

L'opera d'arte Agar e Ismaele nel deserto confortati dall'angelo (parete sinistra), Abramo e i tre angeli (parete frontale) di Nuvolone Carlo Francesco (1609 ca./ 1662), Valletta (notizie 1630/ 1660), - codice 03 00702291 - 0 di Nuvolone Carlo Francesco (1609 ca./ 1662), Valletta (notizie 1630/ 1660), si trova nel comune di Certosa di Pavia nella provincia di Pavia sita in chiesa, Chiesa della Certosa delle Grazie, Certosa di Pavia, viale Monumento, 4, seconda cappella a sinistra
immagine - immagine non disponibile -
bene culturaledipinto murale, complesso decorativo
soggettoAgar e Ismaele nel deserto confortati dall'angelo (parete sinistra), Abramo e i tre angeli (parete frontale)
tipo schedaOA_3.00
codice univoco03 00702291 - 0
localizzazioneITALIA, Lombardia, PV, Certosa di Paviaviale Monumento, 4
contenitorechiesa, Chiesa della Certosa delle Grazie, Certosa di Pavia, viale Monumento, 4, seconda cappella a sinistra
datazionesec. XVII ; 1648 - 1648 [bibliografia]
autoreNuvolone Carlo Francesco (1609 ca./ 1662), Valletta (notizie 1630/ 1660),
materia tecnicaintonaco/ pittura a fresco
misurecm, alt. 640, largh. 511, cm, alt. 640, largh. 513,
condizione giuridicaproprietà Stato, Demanio
dati analiticiNR (recupero pregresso)Personaggi: Agar; Ismaele, Abramo. Figure: angeli.
notizie storico-criticheGli affreschi della seconda cappella di sinistra sono opera giovanile del Nuvolone (1648) e si possono confrontare con dipinti coevi come l'Assunzione della Vergine oggi alla Pinacoteca di Brera (1646, già in Santa Maria del Lentasio) e la Madonna col Bambino e i Santi Carlo Borromeo e Felice Cantalice ora alla Galleria Nazionale di Parma (1647). La pittura del Nuvolone risente degli esempi del Cerano e di Giulio Cesare Procaccini, primi importanti modelli per l'artista, anche se nel contempo mostra il tentativo di aggiornarsi sulle nuove proposte di Rubens e della pittura ligure a esse ispirata, come quella di Orazio De Ferrari, Giovanni Battista Carlone e Domenico Fiasella. Particolare assonanza si riscontra con il genovese Bernardo Strozzi, nella resa pacata e sfumata del paesaggio e nel morbido trapasso da questo alle figure e viceversa. Influssi vengono anche dal Correggio, dal Reni, dall'Albani, dal Guercino, a cui si unisce la conoscenza di van Dyck, segno della vastità dell'orizzonte culturale del Nuvolone che dovette indurlo a rifiutare gli schematismi imposti dal cardinale Federico Borromeo in quegli anni e a rinnovarsi e aggiornarsi sulle sperimentazioni del Barocco.||L'affresco sulla sinistra raffigura la vicenda veterotestamentaria (Genesi, XXI, 8-21) di Agar, serva egiziana di Sara, moglie di Abramo. Durante il suo esilio nel deserto insieme al figlio, Agar viene visitata da un angelo, che le porta conforto e le indica una fonte d'acqua. La figura di Agar sembra ispirarsi al modello profano della Didone smarrita nel deserto. Della scena esiste un bozzetto in controparte conservato presso la Pinacoteca di Brera. Preparatorio per il riquadro affrescato è anche un monocromo della collezione di Massimo Vezzosi a Firenze. ||Il riquadro sotto la finestra raffigura Abramo a colloquio con tre angeli. In secondo piano, si scorge il patriarca nell'atto di offrire loro ospitalità con un banchetto. L'episodio si svolge presso la quercia di Mambrè. Si tratta di un'apparizione prototrinitaria, nel senso che dietro ai tre angeli in realtà si cela lo stesso Dio, che è uno e trino. Come suggeritomi da A. Spiriti, nella tradizione cristiana si veneravano in origine almeno quattro angeli: Gabriele, Raffaele, Michele e Uriele. Di quest'ultimo si fa menzione nel quarto libro di Esdra. Nel XVI secolo, dopo il concilio di Trento, tale libro venne accettato dai protestanti ma non dalla chiesa cattolica, che nella seconda metà del Cinquecento si impegnò a promuovere la nuova iconografia dei tre arcangeli Gabriele, Raffalele e Michele. Dal punto di vista esecutivo, il banchetto è reso con pennellate guizzanti e veloci. Anche le figure in primo piano sono dipinte con grande freschezza. Il colore, ricco e luminoso, si stende con impasti morbidi, accompagnando con delicati trapassi il trascorrere della luce sul paesaggio e sulle figure. ||Le quadrature, tradizionalmente attribuite al Valletta, sono ricche di citazioni archeologiche e rivelano un gusto architettonico alla romana che ha fatto supporre (A. Spiriti, 2008) l'intervento di Giovanni Ghisolfi, probabilmente attivo in Certosa fin dal 1648. Sembra infatti che il Valletta si servisse di subappalti, come dimostrerebbero le differenze tra le quadrature attribuitegli, e che in questa cappella in particolare si sia rivolto al Ghisolfi. Se così fosse, il pittore dovette realizzare le cornici architettoniche prima del suo viaggio di "perfezionamento antichista" a Roma nel 1650. Di forte impatto illusionistico è la struttura architettonica dipinta sulla parete di sinistra. In alto si apre sul cielo azzurro, in cui si scorgono teste di angioletti. L'apertura è delimitata da una balaustra ornata da teste leonine. Sulle cornici sottostanti siedono due angeli musicanti. Nella parte inferiore si ergono quattro colonne di ordine composito, interrotte a destra dall'apertura della porta di passaggio tra la seconda e la prima cappella, mentre a sinistra sembrano proseguire dietro una finta porta, oltre la quale si intravede un scorcio paesaggistico.
altre attribuzioniGhisolfi Giovanni
definizionedipinto murale
regioneLombardia
provinciaPavia
comuneCertosa di Pavia
indirizzoviale Monumento, 4
altri codicisito
ente schedatoreS27
ente competenteS27
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Curti, Elisa; Funzionario responsabile: Lodi, Letizia
anno creazione2011
latitudine45.256213
longitudine9.146125

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