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Opera d'arte di Zittelle della Pietà (notizie 1719), a Parma

L'opera d'arte di Zittelle della Pietà (notizie 1719), - codice 08 00405815 di Zittelle della Pietà (notizie 1719), si trova nel comune di Parma, capoluogo dell'omonima provincia
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bene culturaleparamento liturgico, insieme
tipo schedaOA_3.00
codice univoco08 00405815
localizzazioneItalia, Emilia Romagna, PR, Parma
datazionesec. XVIII ; 1719 - 1719 [documentazione]
autoreZittelle della Pietà (notizie 1719),
materia tecnicaseta/ raso/ ricamofilo di seta/ ricamofilo d'oro/ ricamofilo d'argento/ ricamoseta/ taffetasfilo dorato/ lavorazione a telaio/ lavorazione a fusellitela di cotone
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico non territoriale
dati analiticiParato composto da piviale, 2 tunicelle, 2 stole, 3 manipoli. Fondo raso, ordito e trama di seta perla. Disegno a ricamo in sete policrome a punto piatto, raso e piccoli nodi. Motivi a rilievo in oro filato (anima seta beige) a punto steso e pieno fermati da legature in taffetas, a spina e a rete (imbottitura fili di lino). Motivi in oro filato (anima seta verde, azzurra e marrone) e riccio, in lamina d'argento e in cordoncino d'argento a punto steso. Motivi in oro e in argento filato a punto affondato. Il disegno del piviale presenta composizione di frutta (melagrane, pere, mele, pesche e uva) con rose ed uccello, sostenuta da coppia di rami tangenti e speculari che sviluppano volute terminanti in cornucopie da cui fuoriescono composizioni di frutta con pappagalli; da queste diparte un intreccio di racemi a voluta fioriti di tulipani, rose, garofani, peonie, primule con ciliegie e uccelli che tornano anche nello stolone. Nel cappuccio è ricamata la Madonna della Steccata su nubi incoronata. Nelle tonacelle e accessori i motivi del piviale formano candelabre e racemi. Vari galloni: in oro filato a telaio, in oro filato, riccio e in lamina a fuselli. Fodere in taffetas giallo (piviale), tela di cotone rossa (tunicelle, 1 st., 2 man.), e rosa (1 st. e 2 man.).NR (recupero pregresso)
notizie storico-criticheAnche questo parato solenne come quello di San Giorgio' di analogo pregio e significato liturgico (cfr. scheda 00405808), non ha goduto la fortuna critica che merita. Del tutto ignorato dal Testi, citato da Santangelo come ricamo del XVIII secolo, solo recentemente è stato adeguatamente valorizzato. Sottoposto a restauro conservativo nel 1981 e già esposto alla mostra "L'arte a Parma dai Farnese ai Borbone" nel 1979, fu attribuito nel catalogo da L. Fornari Schianchi a manifattura parmense del 1680-90. Come ipotizzato dalla studiosa il parato è effettivamente opera di ricamatori locali, ma va posticipato al 1719. Questa data è emersa da un documento che ci informa inoltre sulle esecutrici del ricamo, le zittelle della pietà di Parma, e per quale funzione solenne era utilizzato, la festa della Santissima Annunziata, la celebrazione più importante della Steccata insieme a quella di San Giorgio (Libro delle Ordinazioni n. 43, seduta 19 gennaio 1719, p.15 v.). Il parato doveva comprendere anche una pianeta, oggi perduta, aggiunta tra 1719 e 1725, data del primo riscontro del parato negli inventari della chiesa, dove è registrato come dedicato alla Beata Vergine della Steccata (inventario 1725). Il libro delle Ordinazioni del 1719 in data 26 gennaio riporta inoltre che il pontificale serviva da completamento ad un altro parato solenne ricamato, già in dotazione della chiesa e utilizzato nella celebrazione dell'Annunziata (ibidem p. 52 v.). E' molto probabile che il parato menzionato facesse parte della serie di quattro piviali bianchi ricamati, perduti, ordinati dalla Steccata otto anni prima, nel 1712, al ricamatore del parato di San Giorgio, il romani Federico Nave, che doveva farli simili ad un piviale fatto fare nello stesso anno dal Vescovo di Parma (cfr. schede 00405 8810 e 00405811). Rispetto al parato di San Giorgio, eseguito tredici anni prima ed esemplato su modelli classici desunti dal repertorio rinascimentale, il disegno di questo parato segna il passo con l'evoluzione del gusto. Gusto che. Tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento, è contrassegnato da un preciso programma estetico sostanzialmente ancora di matrice barocca, che in ogni settore delle arti decorative, dai tessuti alle scagliole, dall'ebanisteria all'oreficeria, punta all'espressione estrema dello sfarzo, del lusso e della spettacolarità. La grammatica decorativa che caratterizza la produzione a ricamo d'uso liturgico della seconda metà del XVII secolo, a girali fioriti, a candelabre e a trionfi vegetali composti da vasi, mazzi e cornucopie ricolmi di fiori e frutta, sullo scorcio del Seicento e con l'avvio del Settecento si arricchisce di motivi, si complica nelle forme e aumenta sensibilmente nelle dimensioni, codificandosi in un genere decorativo di grande effetto visivo, molto apprezzato nel corso del secolo (Silvestri 1987; Santoro 1988). Tale opulenza formale nell'esemplare in esame viene descritta da un naturalismo dirompente e vivace che propone una botanica animata da uccelli in volo, tecnicamente espressa con una ricchezza sorprendente di punti e una cromia estremamente diversificata di sete e ori filati; questi ultimi proposti con una gamma insolita di colorazioni dell'anima di seta verde, azzurra e marrone.
bibliografiaSantangelo A.( 1934)p. 74; Fornari Schianchi L.( 1979)p. 436; Silvestri I.( 1991)pp. 154-158; Tesori Steccata( 2002)pp. 52-52; Silvestri I.( 1987)n. 51; Santoro J. L.( 1988)nn. 3, 5, 6, 8, 9
definizioneparamento liturgico
regioneEmilia Romagna
provinciaParma
comuneParma
ente schedatoreS36
ente competenteS36
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Silvestri I.; Funzionario responsabile: Fornari Schianchi L.; Trascrizione per informatizzazione: ARTPAST/ Colla S. (2006); Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Colla S. (2006), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1991
anno modifica2006

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