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Opera d'arte di Smitti Michele (1577/ notizie fino al 1610), a Parma

L'opera d'arte di Smitti Michele (1577/ notizie fino al 1610), - codice 08 00405730 di Smitti Michele (1577/ notizie fino al 1610), si trova nel comune di Parma, capoluogo dell'omonima provincia
immagine - immagine non disponibile -
bene culturalecoperta di immagine sacra
tipo schedaOA_3.00
codice univoco08 00405730
localizzazioneItalia, Emilia Romagna, PR, Parma
datazionesec. XVII inizio; 1600 - 1610 [analisi stilistica; analisi storica]
autoreSmitti Michele (1577/ notizie fino al 1610),
materia tecnicaargento/ laminazione/ traforo/ sbalzo/ stampaggio/ doratura/ cesellaturaperla/ incastonaturaametista/ incastonaturatopaziosmeraldogranato/ incastonaturalapislazzulo/ incastonaturavetro/ incastonaturaseta/ velluto
misurealt. 160, largh. 110,
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico non territoriale
dati analiticiSu di un fondo di velluto cremisi cosparso di stelle è l'abito della Madonna, costituito da una tunica quasi completamente coperta da un manto ampiamente panneggiato, decorati entrambi da motivi a trofei e orlati da un bordo con tralci di foglie; sul velo, anch'esso bordato, ornati a rosette. L'abito è impreziosito da una profusione di gemme incastonate - oggi in larga misura mancanti - che ornano anche la tunichetta del Bambino, arricchita da un collare lavorato. Al di sopra due angeli in volo nell'atto di reggere una corona, oggi perduta. Profila la copertura una cornice con motivo a candelabre, punteggiata anch'essa di gemme.NR (recupero pregresso)
notizie storico-criticheIl 27 maggio 1601, nel corso di una solenne cerimonia alla presenza del clero regolare e secolare e delle confraternite cittadine, il Duca Ranuccio I Farnese, la Duchessa e il Vescovo di Cremona, suffraganeo di quello parmense, incoronarono in Piazza Grande l'immagine dipinta della Madonna della Steccata: ulteriore testimonianza questa della grande venerazione che la città tributava alla sacra icona trecentesca. Le corone sono il primo prezioso decoro di cui viene dotato l'antico affresco; ben presto, come documentano gli inventari sei e settecenteschi, altri se ne aggiunsero e spesso di committenza illustre: "un collaro di trentadue tronchi... di diamanti e perle grosse" già donato dalla Duchessa Maria Daviz di Portogallo, altra due corone d'oro e pietre preziose realizzate a spese della Duchessa Margherita de Medici utilizzando alcune gemme della suddetta collana, una maestosa ancona d'argento commissionata dalla Congregazione all'orafo bolognese Dorastante Maria Osio (cfr. Testi 1922, p. 238). Si tratta di oggetti purtroppo perduti o alienati nei periodi di bisogno, mentre si conserva questa "veste della Madonna Santissima" che compare negli inventari, accuratamente descritta, a partire dal 1648 e che risulta oggi mutila di alcuni elementi: la corona retta dagli angeli, la cintura della Vergine, un ornamento a guisa di gioiello sul suo petto, nonché numerose pietre. Secondo quanto riferisce il Leoni, sulla base della consultazione dei Libri delle Ordinazioni Comunali, la veste sarebbe stata realizzata nel 1609 a spese del Comune come offerta alla Madonna, di cui si invocava l'aiuto contro la siccità,: a tale scopo erano stati stanziati 2000 scudi. Anche Scarabelli Zunti desume preziose annotazioni dai Libri delle Ordinazioni Comunali, riportando che la "vestem argenteam" per la Madonna della Steccata fu eseguita dall'orafo Michele Smitti con la collaborazione per il ricamo o fregio del "Sig. Teodoro Pedretti Ricamatore"; la detta veste con le corone perdute sarebbe poi stato offerta solennemente alla Sacra Immagine il 31 dicembre 1609 (già ascritta ad ambito parmense nella schedatura 1991, si aggiorna in data 2006 con nuova notizia documentaria e identificazione dell'autore). L'opera, ricca e fastosa, denota perizia tecnica nel minuto lavoro di sbalzo e cesello degli ornati, che ancora risentono di moduli tardocinquecenteschi nel motivo a candelabra della cornice, mostrando un gusto più propriamente seicentesco nell'abito, decorato da ampi medaglioni vegetali. Di minor qualità la trattazione plastica dei panneggi e la resa degli angeli, dall'anatomia un poco incerta, il cui dinamismo di postura, proprio di tipologie più tarde, potrebbe far ipotizzare un intervento sostitutivo di quelli originari, anche in considerazione dei numerosi restauri documentati. Coperture di questo genere, in lastra d'argento con dorature e gemme, realizzate in modo da lasciar scoperti i volti delle immagini cui venivano sovrapposte, sono inconsuete nel nostro territorio; esse si riallacciano ad antiche matrici bizantine o bizantineggianti e pertanto risultano maggiormente diffuse nelle aree che più a lungo mantennero contatti con l'Oriente, come ad esempio la Sicilia ove, comunemente denominate mante, risultano diffuse tanto in ambito di devozione pubblica che privata. La presenza di un oggetto di tal genere tra gli argenti della chiesa si lega alla profonda reverenza tributata alla Madonna della Steccata dalla popolazione che, volendo renderle un omaggio particolarmente significativo, ricorse a questa antica tipologia di arredo, destinata a impreziosire oltre che proteggere le venerate effigi.
bibliografiaLeoni L.( 1901)pp. 60-61; Colla S.( 1991)pp. 36-38
definizionecoperta di immagine sacra
regioneEmilia Romagna
provinciaParma
comuneParma
ente schedatoreS36
ente competenteS36
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Colla S.; Funzionario responsabile: Fornari Schianchi L.; Trascrizione per informatizzazione: ARTPAST/ Colla S. (2006); Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Colla S. (2006), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1991
anno modifica2006

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