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Opera d'arte di Panini Odoardo (1749 ca./ post 1811), Zurlini Giovanni (notizie 1788-1803), a Parma

L'opera d'arte di Panini Odoardo (1749 ca./ post 1811), Zurlini Giovanni (notizie 1788-1803), - codice 08 00405770 di Panini Odoardo (1749 ca./ post 1811), Zurlini Giovanni (notizie 1788-1803), si trova nel comune di Parma, capoluogo dell'omonima provincia
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bene culturaleservizio d'altare, insieme
tipo schedaOA_3.00
codice univoco08 00405770
localizzazioneItalia, Emilia Romagna, PR, Parma
datazionesec. XVIII ; 1797 - 1797 [documentazione]
autorePanini Odoardo (1749 ca./ post 1811), Zurlini Giovanni (notizie 1788-1803),
materia tecnicalegno/ intaglio/ argentatura/ doratura
condizione giuridicaproprietà Ente pubblico non territoriale
dati analiticiIl servizio si compone di 20 candelieri, croce d'altare, 6 vasi portapalma, 2 candelabri da terra. I candelieir hanno base a sezione triangolare su piedi leonini, definita da volute angolari a greca ornate da rosette e addossate ad un elemento centrale costituito da un disco con dentelli, un serto d'alloro, un cespo di foglie lanceolate ed un anello con lavorazione a greca; il fusto dritto e strigilato è decorato da pendoni d'alloro dorati appesi a borchie, nodo a disco con rosette e da foglie; piattello con perlinatura e giro di foglie. La croce argentata, su portacroce uguale ai candelieri, presenta bracci lisci con semplice profilatura e terminali a greca ornati da folgie a ventaglio; Cristo morto in argento dorato. I vasi, scolpiti a tuttotondo ma argentati solo frontalmente, presentano piede circolare su base quadrata, corpo ad urna bacellato ornato da foglie lanceolate e motivo a greca; collo liscio con imboccatura perlinata su cui si innestano i manici a greca. I candelabri, quasi uguali ai candelieri per struttura e apparato decorativo, sono arricchiti nella base da pinnacoli, pendoni d'alloro, rosette allungate sulle greche.NR (recupero pregresso)
notizie storico-criticheIl 24 luglio 1797 L'Ordine Costantiniano stipulò con l'intagliatore Odoardo Panini un contratto per la realizzazione di "n.6 candelieri d'altezza braccia 3 ben proporzionati a dovere, con punte in ferro con inargentate pure le padelle. Siccome altra muta di 6 di braccia due e mezza su modello dei prini ed inoltre 6 vasi alti braccia uno, pure inargentati come sopra ed infine croce piede e crocefisso inargentati corrispondente alla prima muta per la pattuita somma di £. 1610"; il lavoro doveva essere compiuto entro il Natale di quell'anno. Contestualmente si pattuì l'acquito di 8 candelieri d'altare di braccia due " fatti di già e stagionati" presso l'intagliatore Antonio Salvini, concludendosi così l'ordinazione per il servizio dell'altare maggiore. Poichè successivamente la bottega del Salvini recedette dal contratto, venne incaricato di completare la serie il Panini, che doveva tra l'altro "impiombare [i candelieri] nella base per maggiore solidità. In data 19 gennaio l'intagliatore, terminato e consegnato l'intero lavoro, ricevette il saldo, ma non avendo provveduto alla prevista argentatura dei pezzi rilasciò ai committenti "£. 760 affinchè vengano i medesimi ripassati da Giovanni Zurlini" con il quale l'Ordine aveva precedentemente stipulato un accordo in proposito. Nei documenti non vi è alcun cenno ai due candelabri da terra, che si può presumere siano stati realizzati in un secondo tempo su modello dei precedenti, presumibilmente dallo stesso Panini (l'ipotesi non è verificabile, interrompendosi la compilazione dei libri delle ordinazioni con la seduta del novembre 1798). Notevole è il valore di questo arredo ligneo, che oltre a rivelare un'elevata qualità esecutiva ci giunge integro nei suoi vari elementi come assai difficilmente accade, essendo i servizi d'altare spesso soggetti a smembramenti e perdite, anche in relazione ai mutamenti degli usi liturguci. I pezzi documentano appieno i modi della migliore ebanisteria locale tardosettecentesca, influenzata dall'orientamento classicista precocemente introdotto a Parma dal Petitot fin dagli anni '60. Il Panini, legato alla Corte ducale e quindi in contatto con artisti come Ignazio Marchetti e Michele Poncet, che più prontamente recepirono il nuovo gusto francese, propone qui secondo il dettame petitotiano strutture nitide ed eleganti in cui gli elementi decorativi ispirati all'antichità (greche, festoni, serti d'alloro...) non annullano, per quanto ricchi ed originamente combinati, il sostanziale carattere architettonico degli oggetti. Modi questi che connotano anche il bel pulpito della Steccata, che egli realizzò insieme a Carlo Guernieri, e in generale alla sua intera, consistente produzione (lo troviamo attivo nella Biblioteca Palatina, a Palazzo Sanvitale, nella Chiesa di S. Pietro, di S. Croce nonchè in Cattedrale (cfr. Cirillo-Godi 1983, pp. 172-173, 184-185, 188, 261).
bibliografiaBandera L.( 1972)p. 181; Bertini G.( 1979)p. 428; Cirillo G./ Godi G.( 1983)p. 261; Colla S.( 1991)pp.92-94; Tesori Steccata( 2002)pp. 24, 57
definizioneservizio d'altare
regioneEmilia Romagna
provinciaParma
comuneParma
ente schedatoreS36
ente competenteS36
autori della catalogazioneCompilatore scheda: Colla S.; Funzionario responsabile: Fornari Schianchi L.; Trascrizione per informatizzazione: ARTPAST/ Colla S. (2006); Aggiornamento-revisione: ARTPAST/ Colla S. (2006), Referente scientifico: NR (recupero pregresso);
anno creazione1991
anno modifica2006

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